A Sherwood Festival, la storica emittente padovana ha celebrato 50 anni di radio libera, movimenti e comunicazione indipendente con una discussione collettiva e il podcast prodotto da Open Memory.
Nello stesso festival che permetteva e permette di mantenere le sue attività e tanto altro, Radio Sherwood ha festeggiato i suoi primi 50 anni. Storica radio libera, l’emittente padovana da decenni racconta e dà spazio ai movimenti, alle alternative culturali e sociali, alle voci di chi ha bisogno di farsi sentire. Una discussione a più voci, di chi c’è stato e di chi c’è, che ha permesso di ripercorrere la vita della radio, con un’attenzione particolare alla sua fondazione, tema del nuovo podcast curato e prodotto da Open Memory.
“Qui Radio Sherwood, emittente comunista per il Veneto”. Così si apre il video di presentazione, a cura di Massimo Sormonta, che dà inizio al dibattito. Un video che tra voci, fotografie, locandine racconta di una storia lunga mezzo secolo che non si è mai chiusa nel passatismo. Lo annuncia Anna Irma Battino, moderatrice dell’incontro, in apertura: non una ricorrenza, ma il racconto di un’esperienza, di un viaggio che da decenni continua ad attraversare il mondo della comunicazione indipendentemente, capace di raccontare movimenti e conflitti sociali dal loro interno
A dimostrarlo è la stessa scelta degli oratori, una moltitudine di voci, sia di chi porta avanti il la radio da decenni sia di chi se ne sta facendo carico ora. Un’esperienza, quindi, capace di rinnovarsi, nelle persone e nelle forme. Anzi, la capacità di rinnovamento ed evoluzione, la capacità di non essere mai statici, viene individuata come il carattere che ha reso possibile a Radio Sherwood non solo di essere un’alternativa al mondo tradizionale della comunicazione radiofonica, ma ad assumersi un ruolo di primo piano nella storia di Padova e del Nord-Est.
Di queste qualità ne fa testimonianza il lavoro del Centro Studi e Documentazione Sherwood – Open Memory, che in questo dibattito ha inaugurato la sua mostra e ha presentato l’anteprima del suo nuovo podcast. Infatti, dopo la scorsa serie sulle prime occupazioni padovane, Open Memory ha approfittato del sopraggiungere del compleanno per portare avanti un altro ingente lavoro di ricerca e produzione di sapere di movimento. Giuseppe Cutrì spiega le ragioni e il processo che stanno alle spalle del podcast di cui è stata fornita un’anteprima e che verrà pubblicato nel corso dell’autunno. Una forma scelta, quella del podcast, per stare al passo con gli strumenti di divulgazione attuali, come spiega Francesco Ruzzarin.
Il lavoro è iniziato dal contattare e consultare quelle persone che hanno partecipato alla vita di Radio Sherwood, una rete di nomi che si amplia di intervista in intervista. Da queste testimonianze emergono racconti caratterizzati da un forte coinvolgimento personale relativo agli anni vissuti. Si ripropone così il più tradizionale dei problemi del fare storia, soprattutto se di movimento: il limite tra esperienza individuale e collettiva. Per affrontare la questione entra in aiuto il materiale dell’archivio. Volantini, fanzine, riviste, registrazioni audio e video capaci di fornire una cornice a cui vanno a intrecciarsi i vissuti personali.
Una storia, quella di Radio Sherwood, che si colloca in quella più grande delle radio libere, della liberalizzazione dell’etere e del suo utilizzo da parte di realtà e movimenti per la produzione di saperi culturali, politici e sociali alternativi. Per questo parte del lavoro di ricerca è stato anche il confronto con quelle radio che, anche se con storie diverse, sono nate con simili obiettivi, come Radio Alice e Radio Popolare.
Si è ottenuta così un’enorme quantità di materiali che, selezionati e ordinati, verranno ora utilizzati per creare una narrazione di questa lunga esperienza.
Una narrazione di certo non esaustiva, come non potrebbe esserlo nessuna che mirasse a raccontare un progetto così moltitudinario e complesso, ma che tenta di fissare i nodi di una storia in costante evoluzione. Le radio nascono in questi anni da un’esigenza sociale, quella di trasmettere e condividere le voci delle piazze oltre i confini delle manifestazioni.
Di quel clima di fermento politico, sociale e culturale ne parla Alisa del Re nella sua intervista: “Nessuno faceva più il progetto politico, il progetto politico era vivere”. Si arriva così alla nascita di Radio Sherwood, in quella fervente seconda metà degli anni ‘70. Nasce con un forte legame con l’Autonomia operaia ed è, infatti, fin da subito un’esperienza militante, al punto che sarà tra le realtà a subire la pesantissima repressione – in primis il Processo 7 aprile – che segue all’esplosione dei movimenti politica e sociale.
A raccontare dal suo punto di vista di questi anni è uno degli storici conduttori di Radio Sherwood, Juliano Peruzy, unitosi all’esperienza appena diciannovenne a seguito di un fortuito incontro in Piazza dei Signori – “la Piazza” per i padovani del tempo – e che da allora anima le frequenze con le sue trasmissioni musicali, passate dalla techno tedesca al jazze la musica del Brasile, paesi di cui è originario. Racconta del suo profondo legame con la musica, una passione per cui, come per tante altre cose, si sentiva non bastassero più i canali ufficiali. La radio libera permetteva infatti di esprimere le proprie scelte musicali, anche e soprattutto quelle più alternative. Tutto ciò nelle difficoltà dei primi momenti, anche quelle materiali.
Juliano ricorda, per esempio, di come la puntina che leggeva i dischi saltasse ogni volta che qualcuno faceva il suo ingresso in radio, venendo così annunciato dalla stessa musica. Infatti, come chiunque poteva mettersi di fronte a un microfono e trasmettere, anche i luoghi di queste radio erano spesso fortuiti. Quello di Sherwood, dove ancora ha sede, spicca comunque per la sua particolarità: il vecchio mulino di Vicolo Pontecorvo. Un luogo scelto dalla prima redazione, fondata da Emilio Vesce, docente militante, coinvolgendo molti compagni e compagne come Luciano Ferrari Bravo, Alisa del Re, Ennio Chiggio. Redazione che si trova a condividere gli spazi con un’altra esperienza nata in quegli anni, quella di Teatro Continuo. Per fortuna la Radio non è mai stata solo uno spazio da cui trasmettere, ma anche un centro di produzione di iniziative importanti e un luogo aggregativo per la città, dove, allora come oggi, confrontarsi, divertirsi, socializzare.
La storia continua poi per diversi anni. Un altro periodo fondamentale di fermento è quello degli anni ‘80, in cui, per esempio, nasce e si sviluppa l’esperienza dei campeggi antinucleari, in cui iniziano i primi processi di immigrazione di massa – sul cui tema nasce Melting Pot, prima trasmissione e poi piattaforma di informazione e supporto. Quando quindi Carmela Sabello arriva alla Radio, alla fine del decennio, inizia a far parte di un’esperienza già maturata, per quanto non cristallizzata. Anche perché quelli sono anni di forte fermento, non solo a Padova, ma nel mondo: fine dell’Unione Sovietica, guerre in Jugoslavia, prima intifada. Emerge quindi la necessità di Bisogno di affrontare un discorso più completo e complessivo sul tema della comunicazione. Come veicolare ciò che accade nel mondo con gli strumenti che si hanno? Come continuare a essere una costante fucina di idee?
In quegli anni la radio richiede un salto di qualità che si affronta cercando di essere ancora di più la voce dei movimenti, anche perché era lo strumento che permetteva di essere informati e di conoscere le iniziative. Un mezzo particolarmente importante negli anni in cui lo Stato si vendicava delle lotte.
La radio permetteva, per esempio, di mantenere aggiornati i molti compagni che erano costretti alla latitanza.
Carmen fa notare come la repressione abbia colpito in maggioranza compagni maschi, a causa di una sottovalutazione del ruolo femminile, che arrivava però così a comporre buona parte della redazione.
Negli anni ‘90, di fronte alle tante mobilitazioni italiane e internazionali, lo sguardo della radio inizia ad andare sistematicamente oltre i confini del locale. Si cerca così di creare una rete di corrispondenti dal mondo, capaci di documentare i tanti avvenimenti che accadevano quotidianamente. Si aprono così collaborazioni con altre realtà italiane e internazionali, permettendo di aggiornare chi ascoltava anche sulle lotte di movimento meno note. In base alle singole disponibilità, allora si iniziava a uscire da Vicolo Pontecorvo, cercando di andare a conoscere direttamente le realtà di cui si parlava. Questo approccio permette a Radio Sherwood di diventare quello che ha sempre ambito a essere, la voce dei movimenti. Diventa quel contenitore che è adesso: non solo una radio libera, riportatrice, ma anche creatrice e promotrice di campagne politiche. Radio Sherwood come strumento indipendente di movimento, entità politica, struttura organizzata, con un senso complessivo di informazione.
Un altro momento di svolta è l’inizio degli anni 2000, in particolare il G8 di Genova, in cui cambia l’approccio: non odiare i media, sii i media. Cambia così lo strumento. Di forme, la Radio, ne ha cambiate molte. Nicola Stufano ricorda come il modo di fare trasmissione si modifichi insieme con lo strumento radiofonico tutto. Da più di 15 anni, infatti, Radio Sherwood viaggia su frequenze web e, da pochi anni, anche in dab, la radio digitale che ha permesso il ritorno nelle macchine. Nonostante la radio abbia un’importanza sociale e culturale molto diversa rispetto al secolo scorso, Nicola sottolinea come sia ancora uno strumento unico e importante. Confrontandolo alle piattaforme social, per esempio, di fronte a una maggiore diffusione la radio può far valere un’enorme libertà e assenza di controllo. Non bisogna, inoltre, saltare ad affrontare conclusioni sulla salute delle radio: a Sherwood, solo in quest’anno sono nate tre nuove trasmissioni, mentre una redazione di decine di persone continua a organizzare la radio e molte iniziative, a partire da Sherbooks.
A conclusione del confronto Maurizio Galeazzo ricorda ancora una volta lo spirito di questo compleanno: non un’operazione nostalgia, ma il racconto di più generazioni che continuano a portare avanti un progetto. Attualissimo, allora, il simbolo scelto da Vesce, il tronco con il germoglio, sapere chi siamo e siamo stati per sapere dove andare. Per questo continuare a produrre memoria è fondamentale, perché essere i fautori del proprio racconto, non delegarlo ad altri, è il primo passo dell’indipendenza e dell’autonomia. Un qualcosa che da 50 anni Radio Sherwood insegna quotidianamente.

