{"id":741,"date":"2025-07-17T21:55:04","date_gmt":"2025-07-17T21:55:04","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/openmemory\/?p=741"},"modified":"2025-11-02T18:44:27","modified_gmt":"2025-11-02T18:44:27","slug":"dalla-carta-al-digitale-memorie-in-movimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/dalla-carta-al-digitale-memorie-in-movimento\/","title":{"rendered":"Dalla carta al digitale: memorie in movimento"},"content":{"rendered":"\n<h6>A Sherwood Festival la presentazione dell&#8217;archivio digitale di Open Memory e l\u2019anteprima del libro &#8220;Carte irrequiete. La memoria dei movimenti&#8221;, con il co-autore Lorenzo Pezzica.<\/h6>\n\n\n\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-743 alignright\" src=\"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/presentazione_open_memory_sherwood_festival-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/presentazione_open_memory_sherwood_festival-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/presentazione_open_memory_sherwood_festival.jpg 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>\u201cSiamo la storia che trasforma il presente\u201d. Il manifesto alle spalle dei microfoni racconta gi\u00e0 cos\u2019\u00e8 il Centro Studi Open Memory e la sua finalit\u00e0. Non un\u2019operazione di nostalgia passatista, ma uno strumento per non perdere la memoria e orientarsi al futuro.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 2 luglio si \u00e8 tenuto al Sherwood Festival un doppio momento sul tema della memoria di movimento. La presentazione dell\u2019ultimo traguardo del Centro Studi e l\u2019anteprima del libro&nbsp;<em>Carte irrequiete. La memoria dei movimenti<\/em>, scritto da Lorenzo Pezzica insieme a Federico Valacchi, dedicato agli archivi di movimento e al loro ruolo nell\u2019archivistica, in uscita nei prossimi mesi per Eleuthera.<\/p>\n<p><strong><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/xHQ6cy1QxGk\" width=\"560\" height=\"314\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/strong><\/p>\n<p><strong>Presentazione del&nbsp;<\/strong><span style=\"color: #b13a3a;\"><a style=\"color: #b13a3a;\" href=\"https:\/\/www.openmemory.it\/open\">sito web<\/a><\/span><strong>&nbsp;e dell\u2019<\/strong><span style=\"color: #b13a3a;\"><a style=\"color: #b13a3a;\" href=\"https:\/\/www.openmemory.it\/archive\">archivio digitale consultabile<\/a><\/span><strong>&nbsp;di Open Memory<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIo sono convinto \u2013 dice Antonio Pio Lancellotti aprendo il talk \u2013 che mai come in questo momento storico dobbiamo aggrapparci alla nostra storia\u201d. L\u2019approccio \u00e8 quello di uno storico impegnato, come Marc Bloch, che analizza &#8220;il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato&#8221;, attribuendo alla &#8220;memoria collettiva&#8221; un ruolo cardine nella risoluzione dei \u201cproblemi del presente\u201d. Per questo \u00e8 fondamentale oggi analizzare le sedimentazioni dei movimenti. Dalla sua fondazione nel maggio 2021, l\u2019archivio ha compiuto molte tappe: \u00e8 stato aperto al pubblico nel dicembre 2023 ed \u00e8 stato consultato da studiosi e appassionati. Dopo la&nbsp;<span style=\"color: #b13a3a;\"><a style=\"color: #b13a3a;\" href=\"https:\/\/www.globalproject.info\/it\/produzioni\/la-storia-delle-occupazioni-padovane-raccontata-in-un-podcast\/24986\">presentazione<\/a><\/span>, lo scorso anno a Sherwood Festival, del podcast che racconta l\u2019inizio degli anni \u201980 a Padova, viene ora presentata da Walter Zoccarato la digitalizzazione dell\u2019archivio.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questo nuova traguardo, nella sua prima versione, \u00e8 quello di rendere fruibile online il grande materiale presente fisicamente nella storica sede di vicolo Pontecorvo. Il lavoro \u00e8 stato gestito, come tutto l\u2019archivio, collettivamente. La prima difficolt\u00e0 \u00e8 stata la quantit\u00e0 e la diversit\u00e0 dei documenti, sia cartacei che multimediali. La scelta \u00e8 stata quella di cercare di garantire un\u2019uniformit\u00e0 di visione. La digitalizzazione \u00e8 per\u00f2 un lavoro ingente, e ad oggi si \u00e8 ancora all\u2019inizio (\u00e8 stato caricato circa il 2% del materiale disponibile fisicamente).<\/p>\n<p>Nella digitalizzazione si \u00e8 data precedenza ai fondi, alle donazioni che hanno arricchito l\u2019archivio. Si \u00e8 inoltre deciso di dividere il materiale in sette categorie: documenti, audio, video, riviste e periodici, emeroteca, biblioteca e immagini. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di costruire una scatola valida, un portale effettivamente utile e fruibile a chi ne \u00e8 interessato. Il giudizio di chi utilizzer\u00e0 l\u2019archivio \u00e8 quindi fondamentale. La struttura rispecchia cos\u00ec l\u2019organizzazione dell\u2019archivio, frutto della discussione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anteprima di\u00a0<em>Carte irrequiete<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La discussione continua poi con Lorenzo Pezzica, storico e archivista, sul suo libro in fase di pubblicazione\u00a0<em>Carte irrequiete<\/em>.<\/p>\n<p>Centrale nel testo \u00e8 l\u2019immagine di uno stato di natura dell\u2019archivio, in cui si esprime la natura di chi lo fa. Sulla natura dei materiali non ancora archiviati Pezzica sottolinea come nel bisogno di chi produce non ci sia mai l\u2019intenzione di farne archivio. Gli archivi nascono quindi sempre dalle persone, dalle loro azioni e pensieri. Per questo centrale nel libro \u00e8 la vitalit\u00e0 degli archivi, soprattutto di quelli che sfuggono alla dottrina dell\u2019archivistica. Le ragioni degli autori sono quindi due: interrogarsi su questa \u201carchivizzazione irrequieta\u201d e la rottura che pone con la disciplina tradizionale.<\/p>\n<p>L\u2019archivistica si struttura in ambito pubblico nell\u2019800, sotto il controllo del Ministero degli Interni \u2013 rendendo esplicito il valore politico del controllo della memoria \u2013 fino al 1974, con la fondazione del Ministero dei beni culturali. Gli archivi di movimento sfuggono per\u00f2 a questa logica. Non nascono da un bisogno di conservazione, ma di fruizione, di rendere presente la memoria. Gli archivi in questo senso sono sempre del presente. A maggior ragione per dei movimenti che non si sono conclusi nella storia, ma hanno continuato e continuano a vivere.<\/p>\n<p><em>Carte irrequiete<\/em>\u00a0insiste sull\u2019idea che l\u2019archivio di movimento \u00e8 in s\u00e9 fluido e lontano dai protocolli. L\u2019archivistica d\u00e0 degli orizzonti, ponendo il rischio di rimanere bloccati nelle forme. Gli archivi di movimento vengono tendenzialmente fatti rientrare nella macrocategoria degli archivi privati, vicini agli archivi di persona. Emerge quindi la falsit\u00e0 della fantasia avalutativa alle spalle dell\u2019idea di archivio neutro. Prima della carta c\u2019\u00e8 la persona. La stessa carta ha la finalit\u00e0 di agire, e solo poi si decide di non disperderla. La memoria deve quindi essere attuale, resa attiva. Centrale negli archivi \u00e8 il dimenticare conservativo, il ritrovamento di documentazione dimenticata. \u00c8 quindi il presente che deve decidere di rifarli vivere. Bisogna quindi sapersi approcciare alle carte e alle persone.<\/p>\n<p>L\u2019archivio appare cos\u00ec un\u2019opera di montaggio, fatto dalle persone ma anche dal caso, dai casi. La polisemia del termine archivio \u00e8 andata oltre la definizione accademica, oltre l\u2019istituzione che conserva le carte Il discorso c\u2019\u00e8 da tempo. Pezzica evidenzia la necessit\u00e0 di trasvalutare, di dare un nuovo valore alle carte e alla loro conservazione, alle persone che fanno gli archivi. Bisogna sapere leggere le fonti in contropelo. Oggi ci sono altre e nuove fonti, che danno la possibilit\u00e0 di sguardi diversi sulla storia. L\u2019archivio per questo non \u00e8 mai finito e sempre di parte. Claudio Pavone, importante storico e archivista, sosteneva che un archivio non nasce da solo ma viene prodotto da un soggetto produttore. Questa \u00e8 una formula che nasconde la vitalit\u00e0 di chi fa. Ci sono tanti produttori e conservatori e il ragionamento tecnico \u00e8 destinato a saltare. Chi si riconosce nell\u2019archivistica attiva cerca di spingere questa direzione, facendo emergere forme come l\u2019attivismo archivistico, il riconoscimento che fare archivio non \u00e8 museo ma fare politico.<\/p>\n<p>Il punto di equilibrio dell\u2019archivio tra il suo ruolo di conservatore della memoria e di strumento politico di attivazione sta nella fruizione. \u00c8 necessaria l\u2019idea che il materiale sia attuale, che lo sguardo al passato serva per capire il presente e progettare. Da questo punto di vista ci\u00f2 che differenzia davvero gli archivi di movimento da quelli pubblici \u00e8 la prospettiva. Quello dei primi \u00e8 un approccio conflittuale, in contrasto al potere, di fronte a quei tanti archivi che invece sono il potere.<\/p>\n<p>Interrogato su quali possano essere le conseguenze della digitalizzazione di un archivio irrequieto, Pezzica sottolinea come la rivendicazione di avere tanti approcci archivistici non debba significare la rinuncia alla contestualizzazione. Il digitale presenta questo rischio. Mentre nella visione fisica si arriva alla fonte solo dopo essere entrati nell\u2019archivio, la visione digitale \u00e8 definita come pornografica, di documenti nudi e crudi. Per questo si deve rendere il digitale il pi\u00f9 vitale possibile, facendo emergere le tracce e contesti in cui i documenti sono.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Sherwood Festival la presentazione dell\u2019archivio digitale di Open Memory e l\u2019anteprima del libro \u201cCarte irrequiete. 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