{"id":1877,"date":"2026-06-19T14:20:04","date_gmt":"2026-06-19T14:20:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/?p=1877"},"modified":"2026-06-19T14:35:45","modified_gmt":"2026-06-19T14:35:45","slug":"50-anni-di-radio-sherwood","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/50-anni-di-radio-sherwood\/","title":{"rendered":"50 anni di Radio Sherwood"},"content":{"rendered":"\n<h5 class=\"text-4xl lg:text-[40px] leading-[1.2] mb-5 lg:mb-8\">A Sherwood Festival, la storica emittente padovana ha celebrato 50 anni di radio libera, movimenti e comunicazione indipendente con una discussione collettiva e il podcast prodotto da Open Memory.<\/h5>\n<div class=\"font-medium mb-1\" data-v-c5db525a=\"\">di\u00a0<a class=\"comma-separated animate-underline\" href=\"https:\/\/globalproject.info\/autori\/jacopo-pozzoni\" data-v-c5db525a=\"\">Jacopo Pozzoni<\/a><\/div>\n<p><time class=\"font-light\" data-v-c5db525a=\"\">19.06.2026<\/time><\/p>\n\n\n\n<p><i>Nello stesso festival che permetteva e permette di mantenere le sue attivit\u00e0 e tanto altro, Radio Sherwood ha festeggiato i suoi primi 50 anni. Storica radio libera, l\u2019emittente padovana da decenni racconta e d\u00e0 spazio ai movimenti, alle alternative culturali e sociali, alle voci di chi ha bisogno di farsi sentire. Una discussione a pi\u00f9 voci, di chi c\u2019\u00e8 stato e di chi c\u2019\u00e8, che ha permesso di ripercorrere la vita della radio, con un\u2019attenzione particolare alla sua fondazione, tema del nuovo podcast curato e prodotto da Open Memory.<\/i><\/p>\n<p>\u201cQui Radio Sherwood, emittente comunista per il Veneto\u201d. Cos\u00ec si apre il video di presentazione, a cura di\u00a0<strong>Massimo Sormonta<\/strong>, che d\u00e0 inizio al dibattito. Un video che tra voci, fotografie, locandine racconta di una storia lunga mezzo secolo che non si \u00e8 mai chiusa nel passatismo. Lo annuncia\u00a0<strong>Anna Irma Battino<\/strong>, moderatrice dell\u2019incontro, in apertura: non una ricorrenza, ma il racconto di un\u2019esperienza, di un viaggio che da decenni continua ad attraversare il mondo della comunicazione indipendentemente, capace di raccontare movimenti e conflitti sociali dal loro interno<\/p>\n<figure class=\"media\">\n<div data-oembed-url=\"https:\/\/www.youtube-nocookie.com\/embed\/G27kcMfKaok\">\u00a0<\/div>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"nv-iframe-embed\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Sherwood Festival 2026 - 50 anni di Radio Sherwood\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/G27kcMfKaok?start=159&amp;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A dimostrarlo \u00e8 la stessa scelta degli oratori, una moltitudine di voci, sia di chi porta avanti il la radio da decenni sia di chi se ne sta facendo carico ora. Un\u2019esperienza, quindi, capace di rinnovarsi, nelle persone e nelle forme. Anzi, la capacit\u00e0 di rinnovamento ed evoluzione, la capacit\u00e0 di non essere mai statici, viene individuata come il carattere che ha reso possibile a Radio Sherwood non solo di essere un\u2019alternativa al mondo tradizionale della comunicazione radiofonica, ma ad assumersi un ruolo di primo piano nella storia di Padova e del Nord-Est.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di queste qualit\u00e0 ne fa testimonianza il lavoro del\u00a0<strong>Centro Studi e Documentazione Sherwood &#8211; Open Memory,<\/strong>\u00a0che in questo dibattito ha inaugurato la sua mostra e ha presentato l\u2019anteprima del suo\u00a0<strong>nuovo podcast<\/strong>. Infatti, dopo la scorsa serie sulle prime occupazioni padovane, Open Memory ha approfittato del sopraggiungere del compleanno per portare avanti un altro ingente lavoro di ricerca e produzione di sapere di movimento.\u00a0<strong>Giuseppe Cutr\u00ec<\/strong>\u00a0spiega le ragioni e il processo che stanno alle spalle del podcast di cui \u00e8 stata fornita un\u2019anteprima e che verr\u00e0 pubblicato nel corso dell\u2019autunno. Una forma scelta, quella del podcast, per stare al passo con gli strumenti di divulgazione attuali, come spiega\u00a0<strong>Francesco Ruzzarin<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/globalproject.info\/2024\/7\/la-storia-delle-occupazioni-padovane-raccontata-in-un-podcast\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro \u00e8 iniziato dal contattare e consultare quelle persone che hanno partecipato alla vita di Radio Sherwood, una rete di nomi che si amplia di intervista in intervista. Da queste testimonianze emergono racconti caratterizzati da un forte coinvolgimento personale relativo agli anni vissuti. Si ripropone cos\u00ec il pi\u00f9 tradizionale dei problemi del fare storia, soprattutto se di movimento:<strong>&nbsp;il limite tra esperienza individuale e collettiva<\/strong>. Per affrontare la questione entra in aiuto il materiale dell\u2019archivio. Volantini, fanzine, riviste, registrazioni audio e video capaci di fornire una cornice a cui vanno a intrecciarsi i vissuti personali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una storia, quella di Radio Sherwood, che si colloca in quella pi\u00f9 grande delle&nbsp;<strong>radio libere<\/strong>, della liberalizzazione dell\u2019etere e del suo utilizzo da parte di realt\u00e0 e movimenti per la produzione di saperi culturali, politici e sociali alternativi. Per questo parte del lavoro di ricerca \u00e8 stato anche il confronto con quelle radio che, anche se con storie diverse, sono nate con simili obiettivi, come Radio Alice e Radio Popolare.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 ottenuta cos\u00ec un\u2019enorme quantit\u00e0 di materiali che, selezionati e ordinati, verranno ora utilizzati per creare una narrazione di questa lunga esperienza.&nbsp;<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una narrazione di certo non esaustiva, come non potrebbe esserlo nessuna che mirasse a raccontare un progetto cos\u00ec moltitudinario e complesso, ma che tenta di fissare i nodi di una storia in costante evoluzione. Le radio nascono in questi anni da un\u2019esigenza sociale, quella di trasmettere e condividere le voci delle piazze oltre i confini delle manifestazioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di quel clima di fermento politico, sociale e culturale ne parla&nbsp;<strong>Alisa del Re<\/strong>&nbsp;nella sua intervista: \u201cNessuno faceva pi\u00f9 il progetto politico, il progetto politico era vivere\u201d. Si arriva cos\u00ec alla nascita di Radio Sherwood, in quella fervente seconda met\u00e0 degli anni \u201870. Nasce con un forte legame con l\u2019<strong>Autonomia operaia<\/strong>&nbsp;ed \u00e8, infatti, fin da subito un\u2019esperienza militante, al punto che sar\u00e0 tra le realt\u00e0 a subire la pesantissima repressione &#8211; in primis il&nbsp;<strong>Processo 7 aprile<\/strong>&nbsp;&#8211; che segue all\u2019esplosione dei movimenti politica e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A raccontare dal suo punto di vista di questi anni \u00e8 uno degli storici conduttori di Radio Sherwood,&nbsp;<strong>Juliano<\/strong>&nbsp;<strong>Peruzy,<\/strong>&nbsp;unitosi all\u2019esperienza appena diciannovenne a seguito di un fortuito incontro in Piazza dei Signori &#8211; \u201cla Piazza\u201d per i padovani del tempo &#8211; e che da allora anima le frequenze con le sue trasmissioni musicali, passate dalla techno tedesca al jazze la musica del Brasile, paesi di cui \u00e8 originario. Racconta del suo profondo legame con la musica, una passione per cui, come per tante altre cose, si sentiva non bastassero pi\u00f9 i canali ufficiali. La radio libera permetteva infatti di esprimere le proprie scelte musicali, anche e soprattutto quelle pi\u00f9 alternative. Tutto ci\u00f2 nelle difficolt\u00e0 dei primi momenti, anche quelle materiali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Juliano ricorda, per esempio, di come la puntina che leggeva i dischi saltasse ogni volta che qualcuno faceva il suo ingresso in radio, venendo cos\u00ec annunciato dalla stessa musica. Infatti, come chiunque poteva mettersi di fronte a un microfono e trasmettere, anche i luoghi di queste radio erano spesso fortuiti. Quello di Sherwood, dove ancora ha sede, spicca comunque per la sua particolarit\u00e0: il&nbsp;<strong>vecchio mulino di Vicolo Pontecorvo<\/strong>. Un luogo scelto dalla prima redazione, fondata da&nbsp;<strong>Emilio Vesce<\/strong>, docente militante, coinvolgendo molti compagni e compagne come&nbsp;<strong>Luciano Ferrari Bravo<\/strong>,&nbsp;<strong>Alisa del Re<\/strong>,&nbsp;<strong>Ennio Chiggio<\/strong>. Redazione che si trova a condividere gli spazi con un\u2019altra esperienza nata in quegli anni, quella di Teatro Continuo. Per fortuna la Radio non \u00e8 mai stata solo uno spazio da cui trasmettere, ma anche un centro di produzione di iniziative importanti e un luogo aggregativo per la citt\u00e0, dove, allora come oggi, confrontarsi, divertirsi, socializzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia continua poi per diversi anni. Un altro periodo fondamentale di fermento \u00e8 quello degli&nbsp;<strong>anni \u201880<\/strong>, in cui, per esempio, nasce e si sviluppa l\u2019esperienza dei campeggi antinucleari, in cui iniziano i primi processi di immigrazione di massa &#8211; sul cui tema nasce Melting Pot, prima trasmissione e poi piattaforma di informazione e supporto. Quando quindi&nbsp;<strong>Carmela Sabello<\/strong>&nbsp;arriva alla Radio, alla fine del decennio, inizia a far parte di un\u2019esperienza gi\u00e0 maturata, per quanto non cristallizzata. Anche perch\u00e9 quelli sono anni di forte fermento, non solo a Padova, ma nel mondo: fine dell\u2019Unione Sovietica, guerre in Jugoslavia, prima intifada. Emerge quindi la necessit\u00e0 di Bisogno di affrontare un discorso pi\u00f9 completo e complessivo sul tema della comunicazione. Come veicolare ci\u00f2 che accade nel mondo con gli strumenti che si hanno? Come continuare a essere una costante fucina di idee?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quegli anni la radio richiede un salto di qualit\u00e0 che si affronta cercando di essere a<strong>ncora di pi\u00f9 la voce dei movimenti<\/strong>, anche perch\u00e9 era lo strumento che permetteva di essere informati e di conoscere le iniziative. Un mezzo particolarmente importante negli anni in cui lo Stato si vendicava delle lotte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La radio permetteva, per esempio, di mantenere aggiornati i molti compagni che erano costretti alla latitanza.&nbsp;<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carmen fa notare come la repressione abbia colpito in maggioranza compagni maschi, a causa di una sottovalutazione del ruolo femminile, che arrivava per\u00f2 cos\u00ec a comporre buona parte della redazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli&nbsp;<strong>anni \u201890<\/strong>, di fronte alle tante mobilitazioni italiane e internazionali, lo sguardo della radio inizia ad andare sistematicamente oltre i confini del locale. Si cerca cos\u00ec di creare una rete di corrispondenti dal mondo, capaci di documentare i tanti avvenimenti che accadevano quotidianamente. Si aprono cos\u00ec collaborazioni con altre realt\u00e0 italiane e internazionali, permettendo di aggiornare chi ascoltava anche sulle lotte di movimento meno note. In base alle singole disponibilit\u00e0, allora si iniziava a uscire da Vicolo Pontecorvo, cercando di andare a conoscere direttamente le realt\u00e0 di cui si parlava. Questo approccio permette a Radio Sherwood di diventare quello che ha sempre ambito a essere, la voce dei movimenti. Diventa quel contenitore che \u00e8 adesso: non solo una radio libera, riportatrice, ma anche creatrice e promotrice di campagne politiche. Radio Sherwood come strumento indipendente di movimento, entit\u00e0 politica, struttura organizzata, con un senso complessivo di informazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro momento di svolta \u00e8 l\u2019inizio degli&nbsp;<strong>anni 2000<\/strong>, in particolare&nbsp;<strong>il G8 di Genova<\/strong>, in cui cambia l\u2019approccio: non odiare i media, sii i media. Cambia cos\u00ec lo strumento. Di forme, la Radio, ne ha cambiate molte.&nbsp;<strong>Nicola Stufano<\/strong>&nbsp;ricorda come il modo di fare trasmissione si modifichi insieme con lo strumento radiofonico tutto. Da pi\u00f9 di 15 anni, infatti, Radio Sherwood viaggia su frequenze web e, da pochi anni, anche in dab, la radio digitale che ha permesso il ritorno nelle macchine. Nonostante la radio abbia un\u2019importanza sociale e culturale molto diversa rispetto al secolo scorso, Nicola sottolinea come sia ancora uno strumento unico e importante. Confrontandolo alle piattaforme social, per esempio, di fronte a una maggiore diffusione la radio pu\u00f2 far valere un\u2019enorme libert\u00e0 e assenza di controllo. Non bisogna, inoltre, saltare ad affrontare conclusioni sulla salute delle radio: a Sherwood, solo in quest\u2019anno sono nate tre nuove trasmissioni, mentre una redazione di decine di persone continua a organizzare la radio e molte iniziative, a partire da Sherbooks.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A conclusione del confronto&nbsp;<strong>Maurizio Galeazzo&nbsp;<\/strong>ricorda ancora una volta lo spirito di questo compleanno: non un&#8217;operazione nostalgia, ma il racconto di pi\u00f9 generazioni che continuano a portare avanti un progetto. Attualissimo, allora, il simbolo scelto da Vesce, il&nbsp;<strong>tronco con il germoglio<\/strong>, sapere chi siamo e siamo stati per sapere dove andare. Per questo continuare a produrre memoria \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 essere i fautori del proprio racconto, non delegarlo ad altri, \u00e8 il primo passo dell\u2019indipendenza e dell\u2019autonomia. Un qualcosa che da 50 anni Radio Sherwood insegna quotidianamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 14 Giugno Open Memory ha presentato allo Sherwood Festival l\u2019anteprima del podcast sulla vita della radio.<br \/>\nNata da un\u2019idea di Emilio Vesce, che 50 anni fa piant\u00f2 il primo albero della foresta di Sherwood e che ricordiamo con affetto, la radio ancora esiste e resiste.  Le sue modalit\u00e0 sono cambiate nel corso del tempo, si \u00e8 passati dalla trasmissione in FM alla webradio e ora anche alla DAB.  Alcune trasmissioni che molti ricorderanno \u2013 il Radiogiornale, il Punto Flash \u2026 \u2013 che hanno caratterizzato Radio Sherwood nel tempo, oggi trovano spazio in altre forme di comunicazione.<br \/>\nAl momento il podcast comprende una decina di episodi della durata di circa 20 minuti, in cui si alternano narrazioni su un periodo della vita della radio o una tematica specifica, memorie e interviste e buona musica, da sempre una caratteristica delle trasmissioni di Radio Sherwood.<br \/>\nNessuna operazione nostalgia, solo il racconto di almeno due generazioni che hanno attraversato Radio Sherwood, radio del movimento dentro il movimento e, ancora oggi, voce della comunicazione antagonista.<br \/>\nCrediamo che la memoria sia un patrimonio collettivo e non debba essere dispersa ma, al contrario, vada arricchita e soprattutto raccontata.<br \/>\nVerso fine anno l\u2019intera serie di podcast sar\u00e0 presentata in un evento dedicato, presso la sede di Radio Sherwood in Vicolo Pontecorvo 1A, e sar\u00e0 possibile ascoltarla sul sito della radio. Siete tutte e tutti invitati.<br \/>\nBuon compleanno Radio Sherwood, e buon ascolto!<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1878,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":""},"categories":[42],"tags":[],"class_list":["post-1877","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-presentazioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1877","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1877"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1877\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1883,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1877\/revisions\/1883"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1878"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}