{"id":1564,"date":"2026-02-17T16:47:31","date_gmt":"2026-02-17T16:47:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/?p=1564"},"modified":"2026-03-12T21:27:24","modified_gmt":"2026-03-12T21:27:24","slug":"a-sherbooks-la-presentazione-di-carte-irrequiete-la-memoria-dei-movimenti-eleuthera-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/a-sherbooks-la-presentazione-di-carte-irrequiete-la-memoria-dei-movimenti-eleuthera-2025\/","title":{"rendered":"A Sherbooks la presentazione di &#8220;Carte Irrequiete: la memoria dei movimenti&#8221; (El\u00e8uthera, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p>di <span style=\"text-decoration: underline;\"><span class=\"comma-separated\">Margherita Borsoi<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">I documenti \u201canalogici\u201d, come le carte d\u2019archivio, custodiscono una vitalit\u00e0 intrinseca e un potenziale rivoluzionario che spesso sfugge a uno sguardo superficiale. Il punto di partenza \u00e8 proprio questa&nbsp;<strong>irrequietezza delle carte<\/strong>, il loro eccedere la funzione di semplice supporto documentario. Si tratta di materiali complessi, tanto per i contenuti che veicolano quanto per gli usi che rendono possibili, e che proprio per questo possono risultare destabilizzanti. Alla fragilit\u00e0 dei supporti si intrecciano la delicatezza dei contenuti, la loro dislocazione nello spazio, le modalit\u00e0 di conservazione e, soprattutto, le interpretazioni che ne derivano.<\/span><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-embedpress-youtube-block\"><div class=\"embedpress-youtube-embed ep-fixed-width\" style=\"width:800px;height:450px\" data-embed-type=\"YouTube\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3F-j1J05AQ0\" style=\"max-width:100%;height:100%\" frameborder=\"0\" width=\"800\" height=\"450\" allowfullscreen><\/iframe><\/div><\/div>\n\n\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Da qui si \u00e8 aperta inevitabilmente una riflessione sul\u00a0<strong>significato stesso dell\u2019archivio<\/strong>. Avvicinarsi a un fondo documentario come se fosse un deposito di verit\u00e0 \u00e8 un\u2019operazione fuorviante: \u00abgli archivi non sono veri, possono al massimo risultare autentici\u00bb.\u00a0<strong>Ogni archivio \u00e8 il risultato di una scelta<\/strong>, di un processo di selezione e di scarto che stabilisce cosa \u00e8 degno di essere conservato e cosa pu\u00f2 essere lasciato scomparire. Non a caso archivio deriva da\u00a0<em>arch\u00e8<\/em>, origine, principio ordinatore. Questo carattere emerge con chiarezza nei processi di centralizzazione dei fondi documentari del Regno nell\u2019Italia post-unitaria, dove l\u2019archivio di Stato assume la forma di un dispositivo gerarchizzato, costruito attorno a un ordine imposto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00c8 proprio questo modello, tuttavia, a mostrare i suoi limiti quando lo sguardo si sposta sul mondo dei movimenti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">I movimenti sono pienamente immersi nella Storia, ma al tempo stesso la attraversano in modo conflittuale, eccedendone i dispositivi di ordinamento. Accanto all\u2019arch\u00e8 dell\u2019archivio \u201cforte\u201d, \u00abdove l\u2019ordine \u00e8 dato\u00bb, prende cos\u00ec forma anche l\u2019<em>anarch\u00e8<\/em>, \u00abil luogo del disordine costituito\u00bb: uno spazio in cui l\u2019archivio non serve a fissare un racconto, ma a rendere leggibili nuove relazioni sociali inscritte nel susseguirsi dei documenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00c8 in questo contesto che la\u00a0<strong>questione della Memoria diventa centrale<\/strong>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La nascita di archivi di movimento chiama in causa sia la dimensione individuale sia quella collettiva del ricordare.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Uno degli esempi lampanti di &#8220;archivio di movimento&#8221;, portato alla luce pi\u00f9 volte nella discussione, \u00e8 stato\u00a0<strong>Open Memory<\/strong>, il centro studi che da quasi 4 anni svolge un lavoro di ricerca, documentazione e memoria nella storica sede di Radio Sherwood a Padova.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Jacopo Pozzoni<\/strong>, che modera la discussione, mette in dialogo due approcci radicalmente diversi: da un lato l\u2019<strong>elogio dell\u2019assenza di Memoria<\/strong>\u00a0sostenuto da\u00a0<strong>Toni Negri<\/strong>, dall\u2019altro la teoria rivoluzionaria di\u00a0<strong>Abdullah \u00d6calan<\/strong>, che affonda le proprie radici in\u00a0<strong>decenni di Storia\u00a0<\/strong>e di resistenza curda. La tensione che emerge riguarda allora la possibilit\u00e0 stessa di un archivio militante che continui a fare politica nel presente, senza trasformarsi in un dispositivo museale o in una raccolta pacificata di ricordi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La\u00a0<strong>pratica concreta della conservazione\u00a0<\/strong>chiarisce ulteriormente questa tensione. Come sottolinea Pezzica, la documentazione prodotta dai movimenti nasce all\u2019interno di\u00a0<strong>contesti fluidi, orizzontali e spesso sotterranei<\/strong>, che recuperano ci\u00f2 che viene sistematicamente escluso dalla memoria istituzionale. Le carte non vengono pensate per una futura catalogazione, ma come strumenti immediati di azione e di lotta. Proprio per questo, la centralizzazione tipica degli archivi statali risulta incompatibile con la loro natura. Anzi, \u00e8 spesso\u00a0<strong>grazie alla dispersione che questi materiali sono riusciti a sopravvivere<\/strong>: di fronte al rischio di perquisizioni e repressione, le alternative erano la distruzione o la disseminazione tra \u201csoggetti nomadi\u201d, i militanti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Solo a distanza di anni, quegli stessi documenti sono stati attraversati da una nuova forza centripeta, generata dal desiderio di ricomporre una parte della Storia dei movimenti. La nascita di\u00a0<strong>archivi \u201cdal basso\u201d\u00a0<\/strong>ha cos\u00ec contribuito alla costruzione di una Memoria collettiva che non si limita a conservare il passato, ma lo mantiene aperto, conflittuale, ancora capace di interrogare il presente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Questo carattere relazionale delle carte diventa ancora pi\u00f9 evidente se messo a confronto con le pratiche di archiviazione digitale. Il problema non \u00e8 tanto l\u2019enorme quantit\u00e0 di informazioni riversate nei database, n\u00e9 la possibilit\u00e0 di reperire singoli dati attraverso filtri di ricerca sempre pi\u00f9 sofisticati. Ci\u00f2 che si perde \u00e8 piuttosto la\u00a0<strong>percezione della rete complessiva\u00a0<\/strong>in cui i documenti sono inseriti, la loro materialit\u00e0 relazionale. \u00c8 proprio questa connessione tra le carte a costituire la parte vitale dell\u2019archivio e a garantirne l\u2019autenticit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>L\u2019archivio, ricorda Pezzica, non \u00e8 un\u2019accozzaglia di dati, ma un fattore umano.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nel caso dei movimenti, \u00e8 la traccia performativa di una lotta realmente esistita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019<strong>archivio storico del Leoncavallo<\/strong>\u00a0offre un esempio emblematico di queste contraddizioni. Il centro sociale di Milano, sgomberato lo scorso agosto, custodiva una documentazione che attraversa cinquant\u2019anni di Storia dei movimenti di sinistra e antagonisti in Italia. Paradossalmente, quel patrimonio \u00e8 oggi\u00a0<strong>riconosciuto e tutelato dallo Stato stesso<\/strong>, responsabile della chiusura dello spazio e ora chiamato a garantirne il trasferimento e una collocazione definitiva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il dibattito su come prendersi carico di fondi d\u2019archivio che richiedono spazi, risorse, competenze e tutela rimane cos\u00ec aperto. Un dibattito che resta vivo, irrisolto e attraversato dal conflitto, proprio come le carte irrequiete di cui si discute.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Carte Irrequiete: la memoria dei movimenti&#8221;\u00a0\u00e8 il volume che ha aperto la rassegna editoriale della sesta edizione di Sherbooks. Pubblicato a ottobre 2025 da El\u00e8uthera, il libro \u00e8 nato dalla scrittura a quattro mani degli archivisti\u00a0Federico Valacchi\u00a0e\u00a0Lorenzo Pezzica.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1567,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":""},"categories":[42],"tags":[193,50,120],"class_list":["post-1564","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-presentazioni","tag-eleuthera","tag-lorenzo-pezzica","tag-sherbooks"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1564","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1564"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1564\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1596,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1564\/revisions\/1596"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1567"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1564"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1564"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.openmemory.it\/openmemory\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1564"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}